Ricerca Home page Dove siamo Contattaci Area riservata

Miracolo

Gershom Chizuma nacque a Murnbwa. Zambia. Africa. il 19. maggio 1994 dai coniugi, Terenzio Chizuma di 28 anni (di età e Martina Kad lo Ciiizunia. di 24 anni di età.

Il 18 Gennaio 1998 cadde ammalato. Era in uno stato febbrile e andava  soggetto a convulsioni. I genitori lo portarono nell'Ambulatorio situato nel Campo "Canfinsa". Kenneth Ngosa, infermiere    responsabile della struttura sanitaria diagnosticò che il bambino era affetto da malaria clinica e ,gli praticò un’iniezione di clorochina. Dopo un lieve miglioramento, lo stato del bambino peggiorò in modo tale, che fu necessario ricoverarlo nell'Ospedale Centrale di Kitwe. Purtroppo fu messo nel reparto dei poveri.

Il 21 gennaio dei 1998, ì coniugi Chiztuma, vedendo che il figlio non migliorava e temendo per la sua vita, decisero di farlo trasferire nel reparto pediatrico Machili, ala a pagamento dell'Ospedale. Qui fu visitato da vari dottori. Uno di loro, il dottor Marsyano Jada Muludyang, responsabile del reparto pediatrico, ha dichiarato che, al momento del ricovero Gershom era in coma profondo, clinicamente corna di terzo grado. Egli così ha testimoniato, descrivendo lo stato del bambino: "Il bimbo è stato ricoverato con la seguente diagnosi: malaria cerebrale, una delle complicazioni più letali della malaria, e stato epilettico. Era in una condizione molto seria. Stava in coma. La condizione dei bambino era disperata. Questa diagnosi fu fatta dal mio medico assistente che era di guardia la notte del ricovero. Io confermai la stessa diagnosi la mattina dei 21 gennaio 1998. La  diagnosi era assolutamente sicura e confermata dall'analisi del sangue al microscopio, che mostrava il 20% dei globuli rossi invasi dai parassiti    e confermata dalle manifestazioni e sintomi clinici".

Al bimbo furono somministrati i medicinali classici per la suddetta malaria. senza che le terapie conseguissero "assolutamente nessun risultato", come affermano lo stesso medico curante, la mamma del piccolo ammalato, la Caposala dei reparto e come è esplicitamente riportato nella cartella clinica. Anzi durante la degenza in ospedale il bimbo fu soggetto a ulteriori complicazioni, costituite da: setticemia, broncopolmonite e secondo una dichiarazione della mamma, Gershon  per due giorni continui emise sangue dalla bocca. Permaneva lo stato comatoso profondo. La mamma. che non abbandonava il capezzale del figlio e le infermiere cercavano di far reagire il bambino. procurandogli stimoli di dolore. Non ottennero mai alcuna risposta.

Il persistere dello stato comatoso-convulsivo suscitava preoccupazioni e interrogativi. dal momento che esso danneggia il cervello. provocando edemi cerebrali. emiparesi, rigidità dei muscoli. deficienze intellettuali, neurite periferica, difetti di udito, di vista e di parola…  In particolare la mattina del 2 febbraio  1998 i medici e l'intero personale infermieristico avevano perso la  speranza che il bambino potesse arrivare vivo fino al giorno seguente. Il medico curante afferma: "La prognosi del    2 febbraio 1998 era molto grave per Gershom Chizuma : prevedeva infatti la morte". Fu lo stesso dottore a formulare tale prognosi e a renderla nota alla madre del piccolo.

La signora Chizuma, lei stessa infermiera, notava che il figlio non migliorava. Si era convinta che il figlio non sarebbe più uscito vivo da quello stato. Anche la Caposala, Agnes Sichinga, nella sua dichiarazione dell'8 marzo 1999, ha confermato la gravità delle condizioni in cui si trovava il bambino il 2 febbraio 1998. Lo stesso 2 febbraio 1998 Sr. Livia Caserio, Responsabile della Casa dei Fanciullo "San Martino", si recò all'Ospedale Centrale di Kitwe, per visitare un bambino orfano ricoverato nello stesso reparto di Gershom, che lei aveva già visto in coma.

La Suora così descrive quella visita: "Nel pomeriggio del 2 febbraio, mi avvicinai alla mamma di Gershin, che era molto triste e senza speranza. E cercai di incoraggiarla. Ad un tratto mi ricordai che dovevamo iniziare il triduo di preghiera con la mia Comunità religiosa In preparazione dell'88.mo anniversario della morte dei nostro Padre Fondatore, Alfonso Maria Fusco...    Spinta da un grande impulso interiore, corsi a casa, presi l'immagine dei Padre Fondatore e tornai all'ospedale. La consegnai alla mamma dei piccolo ammalato, dicendole di pregare, raccomandandosi ad Alfonso Maria Fusco. Recitammo la preghiera e misi l'immagine sotto il cuscino di Gershom".

La mamma di Gershom ha dichiarato che, quando Sr. Livia le chiese di pregare con fiducia Alfonso Maria Fusco per ottenere la guarigione del bimbo, lei, che apparteneva alla Chiesa Avventista del Settimo giorno, non voleva invocare l’uomo dell’immaginetta. Era però disperata e pronta a fare qualsiasi cosa che potesse portare il figlio in vita. Recitò così la preghiera, prima insieme con sua madre e Sr Livia, poi, verso mezzanotte di nuovo con sua madre.

La signora Chizuma ha testimoniato: “Quella preghiera fu efficace. E’ un miracolo. Io avevo pianto quasi tutti i giorni, piangevo perché il mio bambino stava morendo e la sua condizione era sempre la stessa: il giorno 3 febbraio 1998, al mattino, verso le ore 6, vidi il mio bambino che muoveva le gambe, poi mosse le mani e aprì gli occhi e mi chiamò “Mamma”.

Questo è un miracolo, dissi. Io stessa notai il cambiamento, ero sorpresa. Gershom medesimo si tolse la maschera dell’ossigeno che teneva applicata ed era quella l’unica notte in cui non aveva avuto febbre. La guarigione fu immediata dallo stato di coma a quello di pura coscienza. Inoltre poteva mangiare qualcosa. Bevette un poco di latte e mangiò un po’ di pane molle”.

Il medico curante la mattina del 3 febbraio visitò il bambino e lo trovò guarito. Successivamente dichiarò infatti: “La guarigione avvenne tra la notte del 2 febbraio e il mattino del 3 febbraio 1998. Mi dissero che ad un certo punto (Gershom) si era messo a cantare. Aveva piena coscienza e si mise a sedere. La temperatura da 40° gradi centigradi era scesa ed era normale. La madre del bambino e le infermiere di turno erano presenti. L’esame che gli feci la mattina del 3 febbraio non rilevava in lui alcunchè di patologico. La  broncopolmonite era sparita. Il sistema respiratorio era libero, l’esame del sangue in vitro e la sensibilizzazione erano negativi. Le pulsazioni erano normali. Il sistema nervoso  centrale era normale”.

Gershom fu dimesso dall’ospedale in perfetta salute, anche se comprensibilmente debole. Secondo quando ha affermato la mamma, dopo una settimana potè tornare felice” a scuola.

Tutti i medici furono concordi nell’affermare che la guarigione non era spiegabile a livello scientifico. Secondo la loro esperienza, la guarigione di Gershom costituisce un caso unico; tutti coloro che sono affetti da malaria celebrale con conseguente coma profondo, o muoiono o restano con notevoli menomazioni fisiche e psichiche.

I medici hanno attestato che la guarigione di Gershom fu improvvisa, completa e duratura.

Il bambino fu portato per una visita di controllo il 19/08/1998. Fu esaminato dallo stesso dottore e dall'otorino-laringoiatra e fu trovato in perfetta salute. E continua a stare molto bene fisicamente e psicologicamente. Tutti coloro che hanno seguito il bambino in ospedale condividono il parere dei medici.

Il 20 ottobre 1999 i medici della Consulta Medica della Congregazione delle Cause dei Santi, hanno dichiarato che la guarigione di Gershon Chizuma è scientificamente inspiegabile.

Il 3 marzo 2000 il "Congresso Peculiare" dei Consultori Teologi della Congregazione delle Cause dei Santi ha discusso il caso e all'unanimità ha espresso voto affermativo (6 su 6 consultori).

webmaster   Sr. Lina Pantano Visitatore   n°   20836 powered by DOMUSMEDIA Š | All rights reserved